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Elena Loewenthal incontra l’ADEI e presenta Giuda

giuda Giuda, Amos Oz, suo autore, Elena Loewenthal, traduttrice    esemplare, hanno riempito di pubblico la sala Adei di Torino lo scorso 20 gennaio.

Certo un trio così non è sempre facile da mettere insieme, soprattutto se a recitarne la parte è un solo attore, la bravissima Elena appunto.

“E’ una storia molto intima, da teatro da camera” ci dice, riferendoci le parole stesse di Oz, con il quale ha un rapporto intenso di scambio continuo, che la porta a condividere la fatica letteraria. Ci spiega che tradurre dall’Ebraico, lingua tanto amata, è totalmente diverso dal tradurre nella lingua madre una qualunque lingua europea. Lavoro questo che si può fare a tavolino, stabilendo solo da ultimo un contatto con l’editor. Diversamente con l’Ebraico, che lei chiama lingua mamma, il traduttore si trasforma in editor, il contatto con l’autore è costante e incomincia ben prima del compimento dell’opera, soprattutto quando, come in questo caso, l’uscita in Israele ed in Italia è in contemporanea. Il che accade per l’ottimo reciproco rapporto fra Oz e i lettori italiani. Forse proprio grazie alla sua “interprete”, è l’osservazione che viene spontanea dal pubblico, il quale non è di solo donne, né di solo appartenenti. Il mistero del comportamento di Giuda sta a cuore anche ai Valdesi e a qualche cattolico.

Chi ha letto il libro è entusiasta della scrittura, che, soprattutto per i conoscitori, riesce a risuscitare una Gerusalemme struggente e reale negli scorci notturni, con i suoi odori, le sue luci. Chi non l’ha ancora letto interroga sui protagonisti in carne ed ossa e i molti spettri che interagiscono, percepiti dal breve ma efficace reso conto della presentatrice. Ma soprattutto su Giuda, figura ambivalente, traditore e/o salvatore,   si accalcano le domande.

“Anche Giuda in fondo”, dice Elena, “è una storia d’amore e di tenebra, che intreccia ancora una volta una vicenda personale alla storia nazionale. E’ l’inverno tra il 1959 e il 1960, quando Gerusalemme è ancora divisa tra Israele e Giordania, ma è anche la città dei sogni di redenzione. Giuda, che nel libro è il tema di una tesi di laurea interrotta, è colui che anticipa i tempi, che osa cambiare, che ‘tradisce’il mainstream, la convenzione”.

In sala Adei c’è ancora una mano che si alza interrogtiva, ma si è fatto tardissimo.

Anche gli applausi non finiscono mai.

Sandra Reberschak